50 anni Federtrasporti
 

I primi cinquant’anni di Federtrasporti. I tanti sapori dell’aggregazione

 

La forza scaturisce dall’unione. Non è un’affermazione generica, quanto ciò che dimostra la vicenda di un gruppo aggregativo, nato il 20 novembre 1971 e da allora consolidatosi a livello economico, solidaristico e culturale. La sua fortuna? «Riuscire a soddisfare – risponde il presidente Claudio Villa nel corso dell’assemblea del cinquantenario – esigenze diverse con risposte differenti.

 
 
 

«Ci si salva e si va avanti se si agisce insieme e non solo uno per uno». Questa affermazione di Enrico Berlinguer può essere letta come un auspicio ad agire collettivamente per garantirsi una prospettiva futura. Però, quando il presidente di Federtrasporti, Claudio Villa, l’ha citata in apertura dell’assemblea con cui a Bologna sono stati festeggiati i 50 anni della realtà aggregativa nata il 20 novembre 1971, è suonata più che altro come il bilancio di una storia passata, ricca di successi – ha puntualizzato – «che nessuno di chi ha contribuito a scriverla poteva soltanto ipotizzare». Perché la magia dell’aggregazione sta proprio qui: nel fornire un contributo personale, nel condividere un’esperienza soggettiva e poi scoprire che il proprio apporto, sommato a tanti altri analoghi, crea un percorso virtuoso assolutamente inimmaginabile. «Nessuno cioè – ha esemplificato Villa – pagando la propria polizza assicurativa nell’agenzia costruita tutti insieme avrebbe potuto immaginare che si sarebbe arrivati ad assicurare più di 10 mila camion. Nessuno poteva immagine che si sarebbero messi insieme decine di migliaia di metri quadri di magazzini o che si sarebbe diventati editori di una rivista e di pubblicazioni utili a diffondere cultura e formazione nel settore. Nessuno poteva immaginare di riuscire, agendo su leve differenti, a dimezzare gli incidenti stradali delle aziende associate e di elevare la sicurezza a fattore di qualità. Nessuno poteva immaginare che sarebbe stato possibile intrattenere tutti insieme rapporti con una committenza sulla carta dimensionalmente inarrivabile o di intrattenere relazioni costruttive con le istituzioni comunitarie o di riuscire a diventare un gruppo di pressione».

 

Le ragioni di un successo

Certo, le difficoltà nel corso del tempo non sono mancate, anche se, come ha sottolineato Pasquale Mancini, quello che all’epoca della fondazione di Federtrasporti era un giovane commercialista di belle speranze e oggi è rimasto l’unico superstite di quel momento, «lo stare uniti è servito, oltre che a crescere, anche a superarle e a trovare sempre una nuova maniera di inventarsi». Affermazione che Villa ha integrato stabilendo, da buon emiliano, un parallelismo tra il parmigiano reggiano e la struttura di cui è presidente. Partiamo dal parmigiano: ne esistono varie tipologie e, per esempio – ha spiegato – il Maggengo e il Vernengo sono prodotti in due periodi diversi dell’anno, quando l’alimentazione delle vacche cambia (diventa più o meno ricca di fieno secco) e quindi condiziona il latte e poi il formaggio, rendendolo di colore, sapore e potenzialità di stagionature differenti, in modo da riuscire a soddisfare palati diversi. «Allo stesso modo – ha invitato a pensare Villa – «il segreto di Federtrasporti è stato quello di riuscire a cambiare sapore in base alle necessità, orientandosi sempre, e in modo diverso negli anni, alla soddisfazione degli associati». In pratica, ha aggiunto – «ha saputo funzionare come struttura economica, quando c’era bisogno di trovare finanze per far fronte a specifiche esigenze, ma anche come motore di cultura e di solidarietà, quando c’era necessità di accrescere le conoscenze nel settore e di fornire dignità professionale a chi era in difficoltà. Insomma, a seconda dei casi, è stata da una parte impresa e dall’altra servizio». E in fondo, a ben pensarci, questa molteplicità degli approcci è il frutto naturale dell’aggregazione: chi nasce con forme collettive, scaturite da molteplicità di apporti, è naturale che sappia agire e reagire tramite espressioni diversificate

 

Ciò che funziona va anche replicato

Teresa Bellanova, viceministra alle Infrastrutture e alla Mobilità sostenibili, intervenuta all’assemblea tramite videomessaggio, ha portato il ragionamento alle sue naturali conseguenze. Perché – ha preso atto – se dietro Federtrasporti «c’è sufficiente massa critica per un bilancio funzionale che definisca con chiarezza la traiettoria sulla quale ci si è mossi, è segno che c’è anche sufficiente esperienza e modellizzazione di pratiche sperimentate sul campo per costituirsi come punto di riferimento importante nel settore dell’autotrasporto». In pratica, ha ipotizzato che la modalità organizzativa individuata da Federtrasporti possa costituire una sorta di format, un modello replicabile in vario modo. In più la viceministra ha enfatizzato, oltre ai numeri vincenti di Federtrasporti (decine di aziende per 2.300 autotrasportatori e 6.000 addetti, 5.000 veicoli, 7.000 allestimenti),«l’importante missione svolta nel campo della cultura di impresa e dell’editoria di settore, con l’intento non indifferente di rafforzarne l’immagine». Quindi, anche lei ha in qualche modo confermato la «teoria del doppio sapore».

 

Come affrontare le sfide future

Adesso, però, dopo cinque decenni, è giunto il momento di cambiare pelle. La società italiana vive un pericoloso invecchiamento demografico, che produce riflessi urgenti proprio nel settore. Prova ne sia – ha continuato Villa – che «le cooperative di oggi provano un enorme difficoltà a trovare un ricambio generazionale. Gli unici che si rendono disponibili in tal senso sono i cittadini dell’Est Europa, animati da una voglia di emancipazione simile a quella che muoveva qualche anno fa molti italiani». Ma laddove questo apporto non fosse sufficiente è essenziale che «la cooperativa riesca a connotarsi sempre di più come un’impresa a tutto tondo, in grado di dotarsi di flotte e autisti propri».

Luciano Barattini, presidente del Carp di Pesaro, ha sottolineato quanto sia importante nella costruzione del futuro la capacità di diventare «insegnanti di aggregazione», di prendere cioè gli aspetti vincenti del modello aggregativo «per divulgarlo e per renderlo attrattivo per le giovani generazioni».

 

Il presidente della Cafa di Ferrara, Nazzareno Bergami, ha invece posto l’accento su come la fortunata contingenza produttiva che stiamo vivendo, malgrado sia avara di materie prime, possa al contrario essere generosa di un inedito cemento aggregativo. «Il fatto di essere tutti pieni di lavoro – ha spiegato – deve favorire la proficua collaborazione tra strutture in quanto può contribuire a rimuovere quella diffidenza alimentata da sempre dal timore che l’altro potesse portarci via un cliente».

Eugenio Zaninoni, presidente del Coap di Piacenza, ha ricordato come l’aggregazione abbia generato valore non direttamente legato al lavoro, ma frutto delle relazioni tra persone. «Essere aggregati – ha spiegato – ha consentito a tante persone di poter esprimere un’opinione, di fornire una testimonianza della propria presenza». «Oggi – ha poi aggiunto – è tempo di guardare avanti, partendo dalla consapevolezza di quelle che sono le carenze, comprese quelle di soci e di autisti. E proprio questo dovrebbe indurci a costruire un futuro sempre di più basato sull’intermodale», spostando cioè il momento aggregativo da un piano orizzontale a uno verticale e cercando partner su altre modalità di trasporto.

Considerazione che Cosimo Di Giorgio, direttore del Caag di Guidonia (Roma), ha completato giudicando essenziale, per completare il percorso di Federtrasporti, il rafforzamento dei vincoli di solidarietà e una «maggiore attenzione agli aspetti di natura sociale».

Infine, Lorenzo Capatti, presidente della CFT di Ferrara, ha sottolineato l’urgenza di darsi una scossa, finalizzata a sconfiggere quello che è il male atavico dell’autotrasporto, vale a dire il nanismo imprenditoriale. «Ci siamo lamentati spesso – si è interrogato – di non avere le giuste opportunità e di essere stati costretti a viaggiare al piccolo trotto. Però, nelle attuali condizioni, se anche ci venisse fornita l’opportunità di montare un cavallo di razza, un Varenne, siamo sicuri che saremmo in grado di guidarlo?».

Una domanda che suona in parte provocatoria, in parte come l’ennesima esortazione a creare quella massa critica che costituisce il valore aggiunto dell’azione aggregata non soltanto nell’autotrasporto. «Se non ci fosse stato uno sforzo collettivo – si è interrogato a sua volta Villa – se tutti i paesi e le società farmaceutiche non avessero stabilito una cooperazione utile per condividere dati ed esperienze, saremmo riusciti in tempi tanto brevi a individuare un vaccino contro il Covid?». Domanda retorica, certo, e per chi la coglie come tale non c’è tanto altro da aggiungere. Rispetto a chi, invece, ha qualcosa da obiettare, perché magari impegnato a conteggiare il saldo negativo della propria libertà, tanto vale soprassedere e constatare una banale evidenza: l’aggregazione è una formula vincente per tanti, ma non per tutti. Anche Berlinguer, negli anni, ne divenne tristemente consapevole.