UNITI PER REINVENTARE LE SFIDE DEL FUTURO

LA PRIMA VOLTA DI FEDERTRASPORTI AL TRANSPORT LOGISTIC

UNITI PER REINVENTARE LE SFIDE DEL FUTURO

 

Dal 9 al 12 maggio il Gruppo bolognese ha partecipato alla fiera di Monaco con un unico grande stand, raccogliendo quattro strutture associate: Carp, Coap, Gam e Giezendanner Italy. Tutte insieme per strizzare l’occhio ai grandi mercati internazionali e per promuovere nuove idee, visioni e progetti sul futuro del modello aggregativo in una logica europea

 
 

Il primo stand non si scorda mai. Perché si tratta della prima partecipazione in assoluto, in qualità di espositore, in una manifestazione fieristica internazionale; perché il livello di coinvolgimento e gradimento è stato altissimo; perché si è vissuta un’esperienza nuova per approfondire relazioni, per capire dove sta andando il mercato, per andare incontro al futuro. Federtrasporti non poteva bagnare meglio il proprio esordio al Transport Logistic, la più importante fiera europea dedicata al settore del trasporto e della logistica, svoltasi a Monaco dal 9 al 12 maggio. Il gruppo, nato nel 1971 e che oggi accorpa numerose realtà dell’autotrasporto nazionale, ha partecipato alla kermesse tedesca in un unico grande stand in cui erano raccolte quattro aziende: tre che rappresentano lo «zoccolo duro» della realtà aggregativa, vale a dire Carp, Coap e Gam, e una quarta (Giezendanner Italy) che è entrato nella compagine in tempi più recenti.

 

La scelta di Monaco

Questa molteplice presenza, in realtà, non deve stupire. Nel senso che negli ultimi anni il Gruppo ha intrapreso un percorso mirato all’internazionalizzazione, che passa per l’ambizione di attrarre e coinvolgere nuovi clienti, per l’apertura a nuovi traffici, ma anche per il saper dimostrare di ragionare con una logica europea. E poi perché a Monaco era in programma una conferenza a cura dell’E.R.I.C (sigla che sta per Emilia-Romagna intermodal cluster, ovvero la rete intermodale dell’Emilia-Romagna che raggruppa tutte le più importanti realtà del territorio: piattaforme logistiche, scali ferroviari, nodi logistici regionali, interporti, pubblici e privati, oltre all’Autorità Portuale di Ravenna), in cui si è fatto il punto degli interventi che si stanno portando a compimento sul progetto Hub portuale di Ravenna e degli investimenti in corso di realizzazione che sono destinati a consolidare nell’immediato futuro il rango nazionale e internazionale dello scalo (ne parliamo nell’approfondimento a pagina 28). Perché è proprio da Ravenna che passa il futuro di Federtrasporti, dal momento che il gruppo ambisce a inserirsi in questo progetto puntando a ritagliarsi, nelle nuove aree retroportuali che sorgeranno, una nicchia di attività logistica dove poter lavorare in sinergia non solo con altre compagini societarie di trasporto, ma anche con realtà imprenditoriali legate al mondo dell’intermodalità, dell’assicurazione e della grande committenza. Insomma, un’occasione di crescita per tutte le imprese associate, specialmente in ottica di promozione del trasporto intermodale. 

 

Vocazione internazionale

E poi c’è la prospettiva dell’internazionalizzazione. Il sito ravennate costituisce infatti un nodo logistico strategico che si apre ai mercati del Mediterraneo orientale e del Mar Nero. Ed è proprio per la sua centralità crescente che lo scalo si è meritato una vetrina di tutto rispetto in occasione della fiera di Monaco, ma soprattutto ha attirato l’attenzione di molti stakeholders internazionali, pronti a mettere sul piatto investimenti rilevanti. Ecco perché la scelta di Federtrasporti di inserirsi all’interno del progetto dell’hub ravennate va letta come mossa strategica. Ma è una scelta dettata anche da esigenze geo-logistiche, dal momento che molte realtà associate al gruppo operano con frequenza nell’area di riferimento. Tra queste, proprio le quattro aziende che erano presenti a Monaco: Carp, Coap e Gam e Giezendanner Italy. Strutture che accorpano complessivamente una flotta di veicoli a disposizione composta da più di 500 unità, distribuiti tra mezzi per liquidi industriali, cisterne per il trasporto di prodotti chimici, motrici e autoarticolati in grado di trasportare la quasi totalità delle categorie merceologiche (compreso il settore ecologico relativo ai rifiuti).

 
 

Il valore delle relazioni

«La scelta di recarci a Monaco non è causale», racconta Eugenio Zaninoni, presidente del Coap di Piacenza. «Veniamo da anni di partecipazioni a grandi fiere nazionali, come Ecomondo e LetExpo, ma oltre confine non ci eravamo ancora spinti. Monaco è stata la naturale prosecuzione per ambire a qualcosa di più, ad affacciarsi su un palcoscenico inesplorato, ad aprirci maggiormente alle potenzialità dei mercati esteri. Già quando eravamo venuti qui in veste di visitatori nella precedente edizione del 2019, vista la grande affluenza, avevamo realizzato che si trattava di un appuntamento sul quale valeva la pena investire. Come fiera, in un certo senso, l’avevamo già messa nel mirino. Poi si è aggiunto il discorso dell’Hub portuale di Ravenna, a cui è stata data grande attenzione qui a Monaco, e considerato il nostro interesse in questo progetto, è stato un motivo in più per esserci». Il presidente del Coap sottolinea poi anche il ruolo centrale di Piacenza, altro snodo intermodale in continua evoluzione, dove proprio due anni fa la cooperativa ha rilevato un’area di 50mila mq, che è in fase di riqualificazione e sarà operativa a breve, composta da spazi coperti, ribalte per attività carico e scarico automezzi, spazi dedicati per attività di riconfezionamento e allestimenti personalizzati gestite con proprio personale. «Questo è un altro progetto in cui crediamo molto. E ovviamente siamo qui anche per questo: per raccontarlo, promuoverlo, valorizzarlo». In ogni caso, ci tiene ad aggiungere Zaninoni, di qualsiasi progetto logistico si parli, le infrastrutture sono certamente necessarie, ma vengono prima le persone. «Girando per Monaco ci si rende conto che vince il territorio che ha risorse umane in grande quantità. Ci vogliono in primis le competenze di chi sa fare; l'infrastruttura viene dopo».

 
 

Il potere della cultura cooperativa

Sulla stessa lunghezza d’onda è Luciano Barattini, presidente del Carp di Pesaro, altra realtà presente nello stand espositivo di Federtrasporti, che sottolinea il crescente interesse nei confronti dell’articolato quadro infrastrutturale che si è sviluppato negli ultimi anni. Ma anche per lui le parole chiave sono «persone, competenze e capacità di gestione», aggiungendo l’importanza del modello cooperativo come motrice foriera di innovazione. «È solo stando uniti che ci si può reinventare per le sfide future», sostiene Barattini. «La ricetta vincente è agire fidandosi del valore associativo e relazionale. Sono convinto, infatti, che la più importante scelta strategica sia quella di investire sulla cultura cooperativa, ma anche sull’educazione. Abbiamo bisogno di insegnare alle nuove generazioni cos’è e come funziona il modello aggregativo, portarlo nelle università come materia di formazione. Dobbiamo insegnare loro come si realizza la coesione tra imprese e come si innesta un approccio che non abbia una postura aggressiva o predatoria, ma collaborativa, rispettosa dei reciproci interessi, fondata su uno sviluppo che sappia valorizzare le identità di ciascuno».

 
 

Non c'è transizione senza competenze (e formazione)

Già, le nuove generazioni. In un settore come quello del trasporto e della logistica dove gli investimenti tecnologici su veicoli e infrastrutture sono tanti, ma di giovani interessati a salire su un camion se ne vedono sempre meno, il rischio è che si crei un paradossale sfilacciamento tra la domanda e l’offerta. Ovvero, si fa tutto il possibile per realizzare la transizione ecologica, ma nei fatti concreti chi la porterà avanti? E anche questa è una riflessione di cui a Monaco se ne è parlato molto. «Senza il coinvolgimento dei giovani non ci può essere una vera transizione», sostengono Melissa Camanini e Marco Vincenzi, rispettivamente socia e responsabile QSA del Gam di Mantova. «Ed è per questo che il tema della formazione è di estrema rilevanza. Bisognerebbe a livello Paese lavorare di più sulle politiche di avvicinamento dei giovani alla professione di autotrasportatore, perché si fa veramente fatica a trovarne. Non basta un voucher, servono corsi di attività specialistica che consentano di migliorare il mercato del lavoro, qualificare maggiormente chi vuole accedere a questo settore e innalzare la qualità e l'efficienza dei servizi che vengono svolti. Il futuro passa anche da qui».